sto arrivando...

30 Aprile 2020

Travolti dal caos di decisioni parziali.

Non è vero che tutto tornerà come prima.
Il nostro futuro cambierà per forza. Adesso dovremmo proporci di migliorarlo rendendolo più equo e più sostenibile. Se non lo miglioriamo da subito, peggiorerà.
L’emergenza globale del covid-19 obbligherebbe tutti, governanti e politici, imprese, istituzioni, associazioni e cittadini, a unirsi in un titanico sforzo di pensiero a lungo termine.

Ma perché siamo incapaci di pensare a lungo termine?
Anche se abbiamo imparato a pensare al futuro, riuscirci in situazioni di emergenza o di minaccia ci risulta particolarmente difficile. In sostanza, in situazioni di stress pensiamo peggio di quando avevamo cinque anni. Tendiamo semplicemente a reagire cercando il sollievo di una soluzione rapida, quale essa sia, senza stare troppo a ragionare sulle conseguenze ulteriori, sull’effettiva adeguatezza e sui rischi dell’eccesso di semplicismo quando si affrontano situazioni complesse.


C’è un guaio ulteriore: specialmente in ambito politico e aziendale, negli ultimi anni si è persa la propensione stessa a pensare a lungo termine. I politici sono incalzati dalle fluttuazioni settimanali dei sondaggi, dalla pressione dei social media, dalle ricorrenti scadenze elettorali, che li portano a prendere decisioni opportunistiche e di corto respiro, valide più in termini propagandistici che di effettiva soluzione dei problemi.

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